IL GIORNALE 
ORTAGGI A DISTANZA

ORTAGGI A DISTANZA

«Bisogna mangiare più verdura». Nell’arco di una giornata ci sono almeno 4-5 persone che te lo ripetono come se fosse un disco rotto di Luca Sardella: dall’amico che stravede per i finocchi, al dietologo che prescrive solo melanzane; dalla collega di lavoro con un debole per le carote, all’amante che va pazza per le zucchine. Poi cavolfiori, pomodori, scarola, verze, lattughe e chi più ne ha, più ne metta (a dimora). Una preghiera: piantatela. Ma è qui il vero problema: piantare ortaggi sul terrazzo di casa equivale a coltivare datteri in Alaska. Tuttavia i nostri connazionali la passione dell’orto domiciliare ce l’hanno eccome; peccato che le avverse condizioni metropolitane («il logorio della vita moderna» diceva Ernesto Calindri) concorrano a fratturare loro il pollice verde: danni ai quali non può rimediare neppure un Cynar.
Secondo la Coldiretti nel Belpaese c’è un 37% dall’anima vegetariana che si dedica al giardinaggio e alla cura di un piccolo terreno dove raccogliere frutta, verdura ed erbe aromatiche; del resto è risaputo che nessuno al mondo sa coltivare il proprio orticello quanto noi italiani…
Il motivo di tanto pathos ortofrutticolo? Gli esperti tirano in ballo – anzi, «mettono in campo» – fertili concetti come misura antistress, gratificazione personale e risparmio economico.
Eccole due paroline interessanti: «risparmio economico». Si fa presto a dire «bisogna consumare più verdure»; poi, infatti, vai al mercato e ti accorgi che, con i prezzi correnti, non puoi appena permetterti un mazzo di rucola. Rucola di nome, ma non di sapore, visto che ormai la verdura che arriva sulle nostre tavole sembra uscita da una serra Moplen: insomma sa di plastica.
Ma oggi per i nostalgici del vecchio orto e dei prodotti di qualità è sbocciata una nuova opportunità. Verdure fresche direttamente a casa, prelevate poche ore prima dal vostro orto di fiducia. Niente paura, voi in mano dovete solo avere il mouse del pc, mentre a impugnare la zappa provvedono i contadini virtuali del sito www.leverduredelmioorto.it. Per assicurarvi «frutta e verdura di sicura provenienza» basta aderire al primo progetto italiano che rende disponibili «orti a distanza». Insomma – così come è possibile adottare a distanza un bambino o un cane abbandonato – da oggi si può anche adottare a distanza un podere con ortaggi e frutti annessi. Ovviamente senza il fastidio di sudare, sporcarsi di terra e temere che il raccolto vada perso a causa di un’improvvisa grandinata.
L’idea è di tre fratelli di Vercelli, che mettono a disposizione di famiglie, coppie e gruppi di persone attente alla qualità e alla genuinità dei prodotti una parte dei terreni di famiglia, l’azienda agricola Giacomo Ferraris.
«Qui – spiegano i web agronomi – gli ortaggi vengono coltivati con sistemi tradizionali, senza l’utilizzo di pesticidi chimici e Ogm e con la garanzia di forniture settimanali a domicilio, fino a 150 chili di verdure per persona all’anno».
Con un semplice clic sarà possibile scegliere il proprio appezzamento e indicare quali verdure coltivare, a seconda delle proprie esigenze. Ortaggi e legumi biologici verranno poi consegnati a domicilio entro 24 ore dal raccolto, in tutta l’area metropolitana di Milano, Torino, Biella, Vercelli, Novara e Casale (se l’iniziativa darà i suoi «frutti», il servizio sarà gradualmente esteso ad altre zone). I costi? Per una famiglia di 4 persone 1.300 euro all’anno, ossia 1,18 euro al giorno a componente. A pensarci bene non è poco, ma non è neanche tantissimo. Lo sa bene chi, invece di comprare le verdure al mercato, finisce nelle grinfie dei fruttivendoli che alla propria bottega hanno magari messo il nome di «Boutique del ravanello»: in questi posti chic, con 1,18 euro, non ti fanno neppure entrare a vedere la merce in vendita.