SASAKI FUJIKA 
VIVO IN CITTA’

VIVO IN CITTA’

Prima il fatto poi le considerazioni. Esiste un bellissimo sito al quale corrisponde un bellissimo servizio. Si chiama: Le verdure del mio orto. E’ molto semplice, una volta caricato, si comincia a scegliere la metratura (in corrispondenza del numero di persone -è tutto ben dettagliato), poi quali verdure piantare, e infine un po’ di cose a contorno (ad esempio: le aiuole dei sapori, delle erbe, dei fiori, dei piccoli frutti, l’assicurazione e/o altri piccoli servizi). Fine. Ogni settimana, (spese di spedizione a carico dell’azienda) arriva a casa la cassetta con tutto il raccolto. Sembra poco ma è una cosa enorme e meravigliosa. Non sono i primi, ma sono quelli che ad oggi l’hanno fatto meglio di tutti.
Le considerazioni: io abito in città e vivo in città e amo la mia città, si chiama Milano. Non andrò via da Milano, o non ancora, e non certo per l’aria buona, il mangiare bene, i prezzi più bassi, la vita più tranquilla e l’orizzone del mare, ché se non vedo l’orizzonte del mare, sai, io non riesco proprio a vivere: no. Io amo Milano e la adoro nonostante i suoi prezzi, le sue schizofrenie, la vita frenetica (io mi annoierei a morte se non facessi quello che faccio con i ritmi con i quali lo faccio… e nemmeno mi stanca così tanto), eccetera. E’ qui che voglio stare, e per poter riuscire nel mio desiderio di residenza devo scendere a qualche compromesso. Tra i quali, ovviamente, l’Orizzonte Del Mare. E poi un altro: avere sotto casa il verduraio che coltiva i propri meravigliosi peperoni, e mi regala un mazzetto di maggiorana perché non ha il resto. C’era, questa cosa c’era a Milano, ma c’era anche Giuseppe Verdi e la paglia sulle strade perché le carrozze non facessero troppo rumore al passaggio. Quella vita lì è finita, ed è finia perché i milanesi come me l’hanno barattata per altre cose. E queste altre cose un po’ di valore devono anche averlo avuto se mezza Italia si è piano piano trasferita qui per lavorare, seppur ob torto collo. Abbiamo fatto delle scelte, alcune sono il risultato di un naturale susseguirsi degli eventi. Il mare non l’abbiamo mai avuto, però -è vero- abbiamo accettato la scomparsa i campi coltivati e l’aria fresca della campagna adiacente perché ci abbiamo costruito delle fabbriche. E quelle fabbriche hanno dato da lavorare a centinaia di migliaia di italiani per più di cinquantanni, senza contare che hanno contribuito a cambiare la nazione. Io credo in meglio, so che c’è chi crede che sia cambiata in peggio ma non posso convincere chi ha fiducia nel baratto quale sano ed innovativo metodo economico del 2009.Fine del pistolotto: aziende agricole di tutto rispetto e molto sensibili al business del “being green”, hanno saputo reinventarsi e creare un prodotto perfetto “anche” per quelli come me. Persone che conoscono la differenza tra frutta e anti crittogramici eppure un po’ per scelta, un po’ per necessità, fanno la spesa una volta la settimana, il sabato mattina, e sì è un massacro ma io il tempo per fare la scampagnata e raccogliere i porri non ce l’ho.Volevo personalmente ringraziare Paolo, Giovanni e Francesca per l’idea, il modo in cui l’hanno realizzata (magari una versione non in Flash? basta Flash, su) e perché, sfruttando esattamente quelli come me, si faranno un sacco di soldi (che è lo scopo) e già che ci sono finalmente “il mio genere” è target di qualche cosa. E vaffanculo quelli con la linea del mare e l’aria pulita. Come se a me facesse schifo, l’aria pulita.